Curiosità

Perché mi chiamo Rossana?

Mamma e papà erano convintissimi (eheh..) che io fossi un maschio ed avevano un nome già bello pronto: Lorenzo!
Si vede che lo potranno usare per il mio fratellino minore siccome io sono una femmina e anche carina!

Comunque, mamma e papà si sono trovati a dover scegliere un nome per me. Un compito non facile per una simile opera d'arte! Alcune specifiche erano abbastanza sicure: il nome avrebbe dovuto contenere la lettera "R" (che dà importanza e facilita il riconoscimento da parte mia) ed essere lungo due o tre sillabe. Nessun secondo nome, grazie al cielo: la mamma aveva già provato il supplizio su di se e voleva risparmiarmelo, soprattutto ora che non si può più mettere la virgola dopo il primo nome.

Quindi è cominciata la lotta, volevo dire la discussione, sul nome. Con dei veti incrociati quasi mistici: Erica (papà) contro Viola (mamma) e Minerva (papà) contro Giulia (mamma). Quindi i due cabarettisti hanno cercato un nome che non si adattasse a salaci prese in giro. Tentativo fallito: non ci sono nomi che possano passare indenni dalle scuole elementari. Tanto vale sceglierne uno facile (ehm..) per non fare scatenare troppo la fantasia.

Ben due libri di nomi sono stati saccheggiati inutilmente (Sofonisba? Zaira? Crocefissa?) senza successo. Anzi, in verità con un successo notevole: i miei genitori si sono accorti che da tutti quei nomi alla fine rimaneva sempre una delle ipotesi iniziali.. indovinate quale?

Rossana si trovava da sempre in pole position perché la cara zia Rossana, mamma di Mariarosa e nonna di Annarosa e Alessandro, ci ha lasciato prima che io nascessi. Poco prima che i miei genitori si sposassero, addirittura. Poteva un nome così bello mancare per molto dalla famiglia?

E quindi alla fine il prescelto è stato "Rossana" e direi che mi si attaglia alla perfezione!

Rossana è di origine latina significa "rilucente". Una cosa divertente è che diversi calendari danno diversi onomastici: il 12 Maggio e il 15 Luglio. Se mamma e papà non si decidono in tempo, per non sbagliarmi li festeggerò entrambi!

Il riferimento letterario più importante è ovviamente Roxane del Cyrano. Bellissima, romantica e appassionata.

La travagliata storia del mio allattamento

Sono nata nel 2005 in Italia, più precisamente in Lombardia, ancora più precisamente a Milano e per colmo proprio all'ospedale Buzzi. Mi rendo conto che questo fa di me una delle bambine più fortunate della mia generazione, sotto tanti punti di vista.

Già solo dieci anni fa, oppure poche centinaia di chilometri più a sud, oppure sempre a Milano ma in un ospedale meno illuminato, la mia vita alimentare sarebbe stata molto ma molto più difficile. E' incredibile, sconcertante, sconfortante vedere quanto sia difficile per la cultura dell'allattamento al seno farsi strada in quel pantano di preconcetti, ignoranza e connivenze che minacciano la mamma e la sua bambina.

Quindi avrete capito che alla mia famiglia era ben chiara l'importanza del latte materno e che l'ambiente medico in cui sono nata aveva una forte volontà nel sostenerli in questa scelta. Purtroppo non tutto è andato nel verso giusto fin dall'inizio e solo la grande perseveranza di mia mamma (e il supporto di papà) sono alla fine riusciti a darmi quello di cui ho bisogno. Questa storia vuole insegnare a tutti i genitori che nessuno si può sostituire a loro e nessuno conosce il loro bambino come loro.

E' un po' imbarazzante raccontarlo ma io all'inizio non volevo proprio saperne di attaccarmi alla tetta della mamma. Già in sala parto ero ben felice di stare vicino a lei ma di tenere il capezzolo in bocca non se ne parlava proprio.
Anche nei primi giorni di vita non è stato per niente semplice attaccarmi al seno: io spingevo sempre fuori il capezzolo con la lingua e non riuscivo a mangiare. Non piangevo tantissimo ma non mangiavo neanche! Immaginatevi lo sconforto della mamma quando io mi mettevo a piangere quando lei cercava di farmi mangiare...

Mamma e papà hanno provato di tutto: i proteggicapezzoli di silicone per dare una forma più adatta ai capezzoli fin da subito, ogni possibile posizione e orario di poppata, bagnare il capezzolo di latte artificiale. Ma non c'è stato niente da fare.
Le infermiere e le puericultrici del Buzzi, per quanto preparate, sono state di scarso aiuto. Messe a confronto con una bambina che usciva dagli schemi della bambina standard non avevano mezzi per gestire la situazione. I consigli utilissimi per l'altro novantanove per cento dei genitori nel nostro caso si risolvevano in fiaschi. E mamma e papà sentivano la colpa del fiasco.
Questa non vuole essere un'accusa al personale del Buzzi: sono fantastici e di una preparazione incredibile. Tuttavia, come molti professionisti "tecnici" alle volte possono cadere in due comportamenti erronei. Da un lato avere in mente solo il bambino "tipo" perdendo flessibilità, dall'altro, soprattutto per le infermiere e puericultrici più anziane, vivere meccanicamente il loro lavoro diventando troppo dure.
Comunque, anche se in ritardo, tutti i consigli avuti al Buzzi sono stati utili quindi ancora una volta: grazie!

La mamma è comunque riuscita a darmi il colostro tirandoselo con il dolorosissimo tiralatte e facendomelo mangiare con una siringa.
Il primo giorno ho perso 200 grammi di peso, il secondo lo stesso e quando il terzo giorno ho perso 100 grammi le puericultrici del Buzzi sono infine state costrette a darmi il latte artificiale. Io continuavo a rifiutare il seno della mamma e quindi lei continuava a tirarsi il suo latte, non moltissimo siccome io non ne stimolavo la produzione, e darmelo come integrazione a quello artificiale.

Prima della dimissione dall'ospedale papà ha affittato un tiralatte dello stesso modello di quello che la mamma usava in ospedale e ha comprato il latte artificiale. Così anche a casa la mamma ha continuato la sua eroica lotta per darmi il suo latte: prima mi offriva la tetta, che io di solito rifiutavo, poi mi dava il latte che si era tirata quattro ore prima, poi il latte artificiale, poi andava a tirarsi il latte che conservava in frigorifero per la poppata successiva. Una vita di inferno con poche soddisfazioni per lei e i suoi seni che avevano una disperata voglia di essere maggiormente stimolati per la produzione.
Una volta sola in quel periodo mi sono attaccata. Fortunatamente mamma e papà hanno i piedi per terra e non si sono esaltati troppo perché alla poppata successiva io sono tornata ai miei standard abituali, purtroppo.

Poi la mamma ha avuto quella piccola infezione per cui siamo tornati in ospedale. Sarà stato l'ambiente sconosciuto, sarà stata l'anguria mangiata dalla mamma, non so. Fatto sta che il primo pomeriggio in ospedale la tetta della mamma mi è piaciuta tantissimo. Una roba eccezionale, non volevo più staccarmi. E non mi sono più staccata, in effetti.
Abbiamo provato con la doppia pesata per vedere quanto mangiavo dalla mamma e non era tantissimo così in quei giorni mangiavo circa un quarto naturale e tre quarti artificiale.

Ma poi il latte ha cominciato ad arrivare in quantità e siamo scesi a metà e metà. Abbiamo potuto riportare il tiralatte siccome ormai io svuotavo completamente i seni della mamma. La mamma ha deciso di adottare l'allattamento a richiesta: ogni volta che io lo richiedo mi offre il seno. Non sapeva cosa stava facendo quando l'ha deciso: sono attaccata anche 12 ore al giorno!

Ogni giorno la mia poppata migliora: sono sempre più brava a prendere e stimolare il latte. Nei primi giorni non ero proprio capace di prendere in bocca il capezzolo, poi mi sono un po' esercitata con un ciuccio ed ho imparato a tenere indietro la lingua. Poi una volta assaggiato sul serio il capezzolo non ho avuto più bisogno del ciuccio. Anzi, oggi mi fa proprio schifo e lo sputo ogni volta che posso.

Per alcune informazioni sull'allattamento al seno vi consigliamo di visitare il sito www.allattiamo.it o di chiedere ad un esperto di fiducia. Non voglio fare di tutta l'erba un fascio, ma state molto ma molto attenti ai pediatri: tutti si dicono favorevoli all'allattamento al seno ma in realtà gli fa comodo l'allattamento artificiale ed è possibile che siano foraggiati dai produttori di latte artificiale con le solite regalie. Se vivete in una regione del sud la fatica sarà doppia perché parenti ed amici non vi capiranno, schiavi di ignoranza e preconcetti: forza e coraggio!

Come imparerete presto i vantaggi del latte materno per il bambino saranno evidenti: meno malattie, più tranquillità per il bambino, più facilità di adattamento a situazioni e stagioni, un rapporto molto migliore tra mamma e lattante.
C'è anche un notevole vantaggio economico, soprattutto se il vostro pediatra è uno di quei criminali che dice che quella marca è meglio di quell'altra.

Tutte queste sono belle cose ed in effetti io mi godo moltissimo ogni poppata. Ma vorrei concludere con una domanda: voi vorreste veramente mangiare tutti i giorni, sei volte al giorno, la stessa sbobba? Io ogni giorno cambio gusto e vi posso assicurare che oltre alla crescita c'è di più! ;-)

 

Le mie idee politiche

Potrei condensare il mio pensiero in uno slogan: POTERE AI PICCOLI!!!
Sono favorevole al diritto di voto per ogni nuovo nascituro: mamma e papà potrebbero esprimere il voto fino alla mia maggiore età, poi decido da sola. Con tanti piccoli votanti voglio proprio vedere se le nostre puzzolenti città non migliorerebbero! Senza pensare come cambierebbe la distribuzione delle risorse: scusate nonni ma rinuncio volentieri ad un gioco inutile che mi regalate voi per avere una scuola migliore.

Poi cambierei le regole di accesso al Senato: solo i genitori (sempre almeno quarantenni) potranno accedervi. Non hai un bambino? Nessun problema, puoi fare il deputato. Solo chi ha cambiato il pannolino a suo figlio può lavare i panni sporchi del Paese, dico io.

Essere bambini vuole dire di più che essere curati ed istruiti: voglio un Ministero all'Infanzia. Se c'è una cosa idiota come un Ministero per le Pari Opportunità (come fare un Ministero per l'alternanza di Giorno e Notte) perché non pensare organicamente tutte le iniziative e le risorse che riguardano il futuro del Paese?

E' ora di finirla con l'ignoranza ed i preconcetti (soprattutto, triste dirlo, al Sud): per premere tre pedali e girare una ruota si fa un esame teorico ed uno pratico, per fare un bambino basta scordarsi un pezzo di gomma!
Volete un figlio? Allora andate a scuola! Bisogna insegnare a tutti cosa vuole dire avere un bambino e i fondamentali su parto, allattamento e puericultura. E più avanti, corso di aggiornamento sull'adolescenza. Questo per tutti i genitori, con il premio di crescere un sano e bravo adulto e magari l'incentivo di una piccola detrazione fiscale...

Asili nido per tutti! Se mamma e papà devono lavorare è giusto che possano farlo: forse altre persone dipendono dal loro lavoro e sarebbe ingiusto punire tutti solo perché mamma e papà vogliono partecipare al futuro della Nazione.

Incentivi al part time per i neo genitori! Mamma o papà devono poter passare con me mezza giornata se così vogliono. Guadagneranno meno ma potranno scegliere senza ripercussioni di carriera. Ricordatevi che un genitore è un lavoratore più attento ed affidabile!

Asili aziendali! Razza di zucconi: se avete una azienda e volete raccogliere le migliori energie presenti sul mercato del lavoro, invece di fare la solita raccolta di scansafatiche demotivati, offrite servizi che permettano a chi ha la passione del suo lavoro di portarla a compimento senza sacrifici impossibili. Senza contare che i servizi si possono rivendere a imprenditori.. come dire.. meno illuminati di voi.

Il ministero dell'Istruzione dovrebbe alzare l'IVA al 700 per cento sui libri di testo scolastici non a fascicoli. Non è possibile doversi portare dietro sei tonnellate di carta ogni volta che si va a scuola! E già che ci siamo, dovrebbe essere possibile per l'insegnante creare il libro autonomamente, scegliendo le parti che più interessano per il programma in corso. Perché stampare tonnellate di carta che non verranno mai lette da nessuno? La tecnologia è andata avanti e cari editori figli di una madre dal latte acido, non crediate che noi bambini non ce ne siamo accorti! L'era digitale è qui e i libri di testo autogestiti sono già una concreta possibilità.

Sempre parlando di IVA, sarebbe bello vedere calare quella sui pannolini...